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"Tre episodi a rappresentare la fenomenologia dell’Amore, i suoi effetti e le sue conseguenze. Il tutto accompagnato da un’ossessiva domanda che si insinua maledettamente come una vocina che ci parla dentro: ma chi ce lo fa fare?
Ma andiamo con ordine, sebbene questo sia volutamente e sapientemente stravolto nella messa in scena: una storia d’amore che si rispetti inizia con l’incontro. Alessandra Maccotta (Bianca) ingenua, sognatrice, perenne indecisa, amante di Shakespeare è la nostra innamorata – tipo che si rivolge ad un’agenzia matrimoniale non più fiduciosa nelle sue capacità di scelta. Danilo Zuliani (Fabio) è il barista di turno che la conquista con un tramezzino (ci vuole veramente poco per innamorarsi!) e addio agenzia matrimoniale. Ma l’incontro rimane l’unico evento “normale” della storia: ti amerò... fino ad ammazzarci è infatti il titolo dell’episodio e i due poveri amanti, un po’ per eventi esterni un po’ per quella martellante vocina nella testa di lei che la vorrebbe privare del loro amore, sono costretti a passarne di tutti i colori prima di coronare il loro sogno. Ai due entusiasmanti attori è affidata l’apertura e la chiusura dello spettacolo: degna cornice di una rappresentazione che nella sua frammentarietà, dovuta ai tre diversi filoni, trova un’armonica struttura.
All’incontro segue, inevitabilmente, la relazione. Barbara Russo (Gabriella) e Massimo Triggiani (Stefano) sono i due amanti della situazione. Sembriamo tornare al Dolce Stil novo Duecentesco quando l’amore veniva collegato all'emozione nel vedersi. Il pizzico di originalità c’è anche qui: lo sguardo non è solo figurale, i due sono ciechi davvero (la recitazione è molto convincente) e la relazione è l’unica che sembra ridar loro la vista. Ma la ragione prevale sul sentimento e si preferisce il vedere “materiale” al vedere “sentimentale”. Ingiusto nei confronti degli altri sarebbe il definirli la coppia migliore; ma la loro intesa sul palco li fa sembrare due ballerini in una sincronia perfetta.
E se poi la ricerca dell’anima gemella diventa un incubo? Se, per scegliere la nostra dolce metà, abbiamo solo dieci minuti, finiti i quali ci rendiamo conto che effettivamente questa non esisterà mai perché frutto di un puzzle impossibile? Fabrizio Ripesi (Roberto) è un assassino impazzito che delle sue vittime prende le sole parti del corpo che gli servono per costruire la sua donna perfetta. Al diabolico corpo manca, però, il cervello. Michela Cangi (Sara) rappresenta la rivalsa delle donne: il cervello. Come una menade impazzita asseconda le esilaranti affermazioni di Dr. Puzzle - Roberto e si ribella alla sua incapacità di andare oltre al corpo.
Interessanti i giochi di luce sul palco che permettono agli attori di rimanere nella penombra senza ostacolare l’evolversi della rappresentazione. Sapientemente usato lo spazio scenico per uno spettacolo divertente ed estremamente originale."
(Arianna Cacciamani)
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Articolo da corriereromano.it (pubblicato il 23/02/08)
E’ in scena da alcuni giorni al Teatro Tor Di Nona lo spettacolo “Ma chi ce lo fa fare...” scritto e diretto da Fabrizio Ripesi in collaborazione con la TeArca Onlus e l'Associazione Nomen Omen. Ad interpretarlo, oltre allo stesso autore, troviamo Massimo Triggiani, Barbara Russo, Danilo Zuliani, Michela Cangi e Alessandra Maccotta. “Sei protagonisti – spiega il regista - in preda ad amore, impossibilità d’amare, paura d’amare e di restare soli, passione cieca, ragione cinica, amori ideali, paranoie d’amore e speranza che non muore mai...nonostante le apparenze...”. Una notte senza luna, in una serata di ordinaria follia...tre storie d’amore che si intrecciano, in un fatale gioco di causa ed effetto... Stefano e Gabriella sono uniti da un amore profondo e dallo stesso handicap: sono ciechi. Gabriella ha però deciso di rinunciare al suo unico vero amore e di sposare un'altra persona, vedente, in grado di aiutarla a condurre una vita il più “normale” e “sicura” possibile. Stefano la pensa diversamente, e per questo motivo piomba a casa di Gabriella la sera prima del matrimonio di lei.
Ad accompagnare Stefano in quella ultima chance è Fabio. Lo aspetterà sotto casa, e ingannerà l'attesa pensando a Bianca. Ma proprio quella sera lei si rifà viva e la loro vita subisce l'ennesimo contraccolpo, uno dei tanti che li perseguita ogni qualvolta stanno assieme: vengono presi di mira da uno sconosciuto. Nello stesso palazzo di Gabriella abita Sara che si è invaghita di un serial killer, Roberto, che uccide donne prendendone un pezzo da ognuna, per costruire presumibilmente la sua donna perfetta. Ma quella sera non si capirà più chi è carnefice chi vittima. “Lo spettacolo – conclude Ripesi - vuole evidenziare, con ironia, come tutti gli esseri umani siano ‘disabili’ di fronte all’amore per cui spesso sacrificano il proprio io e affrontare una tematica spesso presente tra le persone non vedenti: E’ meglio vivere con una persona vedente o l'amore supera ogni cosa?”. Da rilevare che l’iniziativa nasce dalla collaborazione tra il regista e la Tearca Onlus che, dopo anni di impegno a favore dell’handicap visivo, ha avviato un laboratorio teatrale integrato per non vedenti, tenuto da Tiziana Sensi.
(di Nicola Navazio) |