IL CONFESSIONALE

Gli attori e il resto della compagnia si confessano, e ci raccontano quando nella loro vita, guardando in faccia il proprio partner, si sono ritrovati a dire...
"...ma chi me lo fa fare !"

Fabrizio Ripesi Michela Cangi
Danilo Zuliani Alessandra Maccotta
Massimo Triggiani Barbara Russo


Tina Guacci  
Titty Cosenza   Gianni Faluomo
Luciano Catenacci   Gerry Longo
   

Per una bottiglia di Don Perignon...

In amore il cielo si abbassa, come uno di quei vecchi lampadari che adesso sono tornati di moda, la cui distanza dal soffitto si può regolare con un gesto delle mani, che allunga a piacimento la molla che lo sorregge. Gli amori io li classifico così, a metri.
Quando conobbi Cespuglio di Mogano il cielo mi sfiorò i capelli, lo spostamento d’aria mi fece traballare fino a trottolare, come se avessi preso una sonora sberla. Tutto si svolse in una frazione di secondo, il tempo di rendermi conto che ce l’avevo davanti.
Cespuglio di Mogano era bellissima, intricata come i suoi capelli, tersa come la sua carne, intelligente come soltanto i suoi silenzi lo erano. Mi tuffai a capofitto nel suo sogno e la invitai a cena a casa mia, nella mia casa priva di tavolo. Il tavolo non c’era perché non c’entrava, ma anche se ci fosse stato lo spazio non l’avrei avuto comunque. Era il periodo della riconquista della terra, delle radici di me stesso. Tutto non serviva, bastava la magia e amavo stare a contatto del pavimento. Così fu, la magia bastò. Fu lo sfiorarsi di due piedi che inebriò lo spirito, lo sguardo rimaneva fisso, scisso soltanto dal collo di una bottiglia di Don Perignon. Caro Don Perignon, quanto mi sono pentito di averti bevuto in quell’occasione!
“Per quando ti laurei”, mi disse mio padre, “per il giorno più bello della tua vita”.
E invece no, questo era il giorno che meritava.
Il suo piede scivolava sopra il mio, esplorandolo, spalmandosi come un olio denso, lento e raffinato, come un piede giapponese, essenziale, minimo, inusuale. Lo champagne veniva versato piano piano, come la nostra danza procedeva.
E perché mai non siamo andati a letto subito, mi dico, dato che già le scorgevo un’aria di estro che richiama agli animali che seguono i pianeti per fare l’amore? Perché mai non le accarezzai un seno per assaporarne il turgore e lasciarmi travolgere dal gorgo di passione che teneva in grembo? Perché non ci scopai subito? Perché? Cespuglio di Mogano aveva gli occhi color nocciola, fulgidi e profondi. Mi guardavano come a nutrirsi del mio sguardo. La bocca si muoveva lenta degustando il vino e deglutendolo a piccoli sorsi. Perché non le afferrai un braccio per poi baciarla? Perché non volli detergerle le labbra affinché divorasse le mie? Perché non scopammo subito se tutto era perfetto?
Non successe subito perché volemmo sognare, volli immaginare cosa stesse pensando in quei momenti, eravamo certi che la magia ci avrebbe comunque guidati. Si, la magia. Non lo feci perché già godevo, perché già mi trovavo dove l’Io si assenta e lascia che solo e soltanto l’Es troneggi nel piacere assoluto, ecco perché non lo feci.
Il nastro si era avvolto per intero e da qualche minuto la musica era sparita, la sua non esistenza ne faceva una sinfonia profonda, il preludio di un nuovo concerto. Ancora ci guardavamo, intrisi di desiderio. Lo champagne era terminato, diviso in parti uguali, consumato piano piano a placare l’istinto cannibale di appartenerci, di cavalcare l’ira dell’amore che pretende di essere soddisfatto, l’amore tragicamente rinchiuso in un luogo stretto in mezzo al niente.
Adesso forse era il momento, mi sentii cedere di poco il mento, forse per il dolce alcool e senza volontà annuii con garbo, Cespuglio di Mogano mi afferrò gli occhi con gli occhi, me li ispezionò, li triturò, li macellò con la mannaia dei suoi iridi, li percosse con due colpi di ciglia ed io intanto facevo rotolare via la bottiglia di champagne sul pavimento.
Cespuglio di Mogano, come una lupa in calore, mi sembrò ringhiare sottovoce e se quello era un segnale anche io ero pronto. Le fui sopra e la spogliai con violenza, la baciai con avida follia, mentre lei si contorceva, avvolta dalla seconda pelle che ero io. Poi con uno scatto selvatico si sottrasse al mio potere e volle dominarmi lei, aggrappandosi al mio collo e graffiandomi il sudore sulla schiena con le mani rigide e decise.
Fu la Madre Terra che mi riportava nel profondo cuore della vita, fu la massima espressione del tutto, riprodotto nel sublime atto dell’amore. Cespuglio di Mogano mi guardò di nuovo, intensamente, poi mi sembrò sussurrare due parole e, preso dall’impazienza di sapere, mi avvicinai al suo viso, per comprendere quale segreto carnale potesse mai volermi rivelare. Lasciò cadere le pupille in basso, per poi proiettarle di nuovo verso quel cielo così vicino che lo si poteva toccare e aprì la bocca sommergendomi di vomito.
Non rimpiango di aver vissuto quei bei momenti, ma chi me lo ha fatto fare di non ascoltare mio padre?

 

Commento del regista: C'è a chi piace farsi orinare addosso. Ma tu sei andato oltre. Tu sei geniale...